martedì 19 maggio 2009, di Michele
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Incancreniti dal disegno piduista della propaganda berlusconiana, i media allineati al pensiero unico dell’attuale maggioranza di governo e gli organi di stampa della compagine d’opposizione scesa a patti col Drago (Veronica Lario docet) continuano a divinizzare il "Progetto Digitale Terrestre" col chiaro intento di lavare l’onta del conflitto d’interessi gigantesco di B.
In un Paese obbligato a non avere una memoria collettiva attraverso la quale poter capire se il legislatore di turno è mosso da istinti personalistici, tentare di spiegare ad un maggior numero possibile di persone quali sono le reali motivazioni di questa presa di posizione così "appassionata" sul digitale terrestre è a dir poco un’impresa quantomai difficile. Perchè così come ha descritto in maniera esemplare Luigi De Magistris durante l’incontro tenutosi a Nettuno l’altro giorno, il marasma e la confusione creata volutamente da questa sorta di deviazione statale all’interno della società italiana fa sì che non si riesca più a capire dove inizia la collusione e il malaffare e dove inizia invece la meritocrazia ed il valore.
Il digitale terrestre, in sè, è una tecnologia che potenzialmente potrebbe aiutare la televisione ad entrare nel fatato regno ipertestuale che ha contraddistinto fino ad ora solo la Rete ed in parte anche la Tv satellitare. Ma senza liberalizzare dall’opprimente oligopolio italiano l’informazione, il mercato della pubblicità e la pura e semplice libertà d’espressione, i benefici trasversali della televisione in digitale vanno a farsi benedire, provocando difatti un effetto simile a quello che si potrebbe avere togliendo un pesce rosso dalla sua ampolla di vetro "regalandogli" la libertà all’interno di una vasca di piranha in doppio petto che definire famelici sarebbe un eufemismo.
Tali storture di mercato, su cui la Comunità Europea si è già espressa chiedendo all’Italia di adempiere immediatamente alla liberalizzazione del canale in analogico occupato abusivamente da Rete 4 (non tanto per "Emilio Fido", ma perchè in nessun altro stato comunitario un privato può avere tre reti nazionali, nè tantomeno può entrare in politica e allo stesso tempo pagare lo stipendio di giornalisti ed editori di giornali e televisioni), hanno letteralmente stravolto i delicatissimi equilibri dell’informazione indipendente, producendo di riflesso una massa sempre crescente di cittadini che, più o meno inconsciamente, preferiscono fidarsi di ciò che vedono nei TG nazionali piuttosto che chiedersi se vale davvero la pena di affidarsi ciecamente ad una realtà televisiva appaltata ad un solo conglomerato aziendale che gestisce in un modo quasi onanistico la Rai, Mediaset e i proventi degli spazi pubblicitari.
Mentre i nostri figli, i nostri amici ed i nostri cari continuano a guardare con simpatia al digitale terrestre, aiutati "spintaneamente" da manifestazioni come quella tenuta a Torino da Mediaset l’altro giorno, il bollino del "Made in Italy" applicato dalla legge Gasparri rende i decoder dei semplici strumenti in mano alla "cloaca massima" (ogni riferimento al Parlamento e al Senato sono puramente... voluti!) , coltivando così qualche milione di voti necessario ad una specifica parte politica che in questo modo può continuare a far mantenere ai subalterni del Drago la forma delle loro immonde chiappe sulle poltrone delle istituzioni scippate ai cittadini.
Una situazione drammatica che non si riflette esclusivamente sulla qualità e sull’imparzialità dell’informazione, ma che irruginisce i meccanismi di garanzia costituzionali svuotando di valori la democrazia e gli apparati di cui si dota per evitare che la libertà propria mini irrimediabilmente quella altrui e producendo inevitabilmente esempi di inciviltà dilagante, quella stessa inciviltà che ha portato a negare a Di Stefano di poter entrare (con la sua Europa 7) nel novero delle reti nazionali, e ai migranti di poter chiedere diritto d’asilo senza essere rispediti brutalmente in un paese che sbeffeggia le convenzioni internazionali ed è governato da un dittatore senza scrupoli. No, non stiamo parlando dell’Italia...