giovedì 14 maggio 2009, di Michele
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Mentre in Italia continuiamo a rimanere impantanati dentro le ignobili rendite di posizione delle lobby dell’energia (che casualmente collimano con le proposte di legge della maggioranza politica di turno), il circolo dei paesi occidentali e gli appartenenti al club delle nazioni in via di sviluppo tentano di uscire dal giogo dei combustibili fossili e si avviano, seppur molto timidamente, a rivedere le proprie politiche energetiche per abbracciare quelle che un tempo erano definite "teorie ecologiste d’avanguardia", ma che oramai vengono viste semplicemente come l’unico metodo fattibile per scongiurare il sempre più vicino "black-out climatico".
Prima però di analizzare i dati provenienti da paesi geograficamente (ed ora anche ideologicamente) lontani, conviene fare una breve gita fuori porta per controllare gli umori degli italiani al riguardo di un particolare progetto ritornato tristemente in auge, ossia quello della costruzione di nuove centrali nucleari all’interno del suolo nazionale.
Stando ai dati raccolti dall’Eurispes e che fanno da cappello al "Rapporto Italia 2009", gli italiani non sembrano aver subito più di tanto la martellante campagna di disinformazione portata avanti dall’attuale maggioranza di governo: pur essendo stata definita strumentalmente dai promotori del ritorno al nucleare come una scelta dettata dagli eventi catastrofici di Chernobyl, infatti, quella stessa scelta continua ad animare la maggioranza degli italiani. Solo il 38,7% dei partecipanti al sondaggio si è detto favorevole al ritorno al nucleare... una cifra che però andrebbe ritoccata pesantemente al ribasso, dato che un quarto di essi pone come condizione essenziale al suo "si" quella di veder costruito un impianto molto lontano dalla propria abitazione (!!!).
Se la situazione italiana è in realtà ben più rosea (o comunque meno "radioattiva") rispetto a quella che viene dipinta costantemente dalla stampa di regime nostrana, si può tornare finalmente a sorridere osservando la crescita esponenziale della produzione di energia eolica tra i paesi del primo e secondo mondo (orribile denominazione che però rende tristemente l’idea di una disparità di fondo mai affrontata). La tecnologia necessaria per la messa in funzione di una pala eolica efficiente è a disposizione di tutti da diversi anni, eppure solo ora si sta optando per tale fonte d’energia rinnovabile: nel 1997 copriva solo lo 0,1% del fabbisogno mondiale d’energia, mentre oggi siamo quasi all’1,5%. Cifre destinate a crescere vertiginosamente nel corso di questi anni assieme a quelle del solare, del geotermico pulito e dell’idroelettrico dalle maree, che dovranno obbligatoriamente annullare la dipendenza attuale dai combustibili fossili... e dal nucleare "sporco", frutto di una tecnologia ormai obsoleta e costosa che naturalmente fa gola a chi decide di appaltare centrali destinate a divenire pozzi senza fondo di denaro pubblico (che comunque entrerebbero in funzione non prima del 2019, secondo le stime più ottimistiche).